FantastiCat Siena 28 e 29 Novembre 2015
Esposizione Internazionale Felina ANFI FIFE Manifestazione Ufficiale del Libro Genealogico del Gatto di Razza D.M. 22790 del 9.6.2005
I Giudici
Tariffe espositori
Gli Alberghi convenzionati
Location, Cena di Gala e Stand
SABATO: Rassegna e Best di Razza Sacri di Birmania
DOMENICA: Best di Razza Norvegesi delle Foreste
Servizio Veterinario

DOMENICA: Best di Razza Norvegesi delle Foreste



Domenica 29 Novembre 2015 
BEST di razza NORVEGESI DELLE FORESTE 
con la collaborazione  del Club A.S.I. 


LA STORIA: Andando alla ricerca dell’antenato del Gatto delle Foreste Norvegesi, è possibile imbattersi in storie più o meno fantastiche. Le vecchie leggende popolari relative ai gatti delle foreste sostengono che i gatti di casa dei Vichinghi Norvegesi fossero gatti dei boschi.

I Vichinghi prendevano con loro i propri gatti nei loro vagabondaggi nel mondo allora conosciuto ed oltre, e si crede che questa sia la spiegazione del gran numero di gatti semiselvatici a pelo semilungo trovati in Normandia e persino negli USA.

Già nell’Edda, una specie di manuale ad uso dei poeti scritto da Snorri Sturluson intorno al 1220 nel quale sono raccolti tutti gli argomenti dei quali un bravo poeta dovrebbe parlare, si citano dei gatti, associandoli a due divinità nordiche: Freya, la dea dell’amore, che vaga per il mondo cercando il suo perduto consorte Odur a bordo di un carro trainato da due gatti dal lungo pelo; e Thor, il dio del tuono, che durante i suoi vagabondaggi dovette superare una prova di forza consistente nel sollevare un grosso gatto.

In effetti i Vichinghi tenevano i gatti per la loro pregevole attività di cacciatori di topi, oltre che come gatti di casa. I cuccioli spesso venivano regalati alle coppie di sposini come dotazione essenziale per la nuova casa, e considerando appunto che i gatti erano sacri alla dea dell’amore, il cui carro, come si è detto, era trascinato da gatti, si trattava di un dono estremamente appropriato. D’altra parte, può sembrare assurda l’idea di un carro trascinato da gatti, a meno che non si realizzi che il gatto dei Vichinghi non doveva essere il Felis domesticus standard, ma appunto lo Skogkatt, il gatto dei boschi o Gatto delle Foreste Norvegesi, di grande taglia e possente ossatura.


Nel 1559 il sacerdote danese Peter Clausson Friis, che a quel tempo viveva in Norvegia ed era molto interessato alla natura, divise le linci norvegesi in tre classi: la lince-lupo, la lince-volpe e la lince-gatto. Più tardi fu chiaro che tutte le linci norvegesi appartenevano alla stessa classe. Quello che Peter Clausson Friis chiamava lince-gatto era forse il vero Gatto delle Foreste Norvegesi.
È decisamente possibile, dato che anche al giorno d’oggi si riscontrano molte similitudini tra la lince e il Gatto delle Foreste Norvegesi. Le più immediate sono che entrambi sono gatti di taglia grande, dotati di zampe alte, lunga criniera e ciuffi di pelo sulle orecchie. Oltre a questo, entrambi amano l’acqua e sono molte le storie che parlano di gatti dei boschi capaci di prendere pesci nei laghi e nei ruscelli, esattamente come le linci. Sono state queste similitudini tra la lince e il gatto dei boschi che hanno spinto più e più volte la gente ad avere un interesse non superficiale per questi gatti.

Nei villaggi c’erano molti gatti, naturalmente, ma nelle antiche leggende c’è un tipo particolare che viene citato molto spesso, ed è un grande gatto a pelo lungo. Per la sua taglia e per le caratteristiche simili a quelle della lince, i popolani pensavano che fosse un ibrido tra cane e gatto, o, più comunemente, che fosse una mezza lince. Nelle leggende raccolte da Asbjornsen e Moe i gatti dei boschi appaiono diverse volte.
Vengono chiamati “Huldrekat”, parola che definisce “un gatto dei boschi dotato di una coda fittamente pelosa” e che deriva dal nome degli spiriti femminili dei boschi, Huldren, appunto. Lo scrittore norvegese Gabriel Scott nel 1912 scrisse un famoso libro per bambini intitolato “Sølvfaks”, il cui personaggio principale era un gatto dei boschi dal medesimo nome.


La spiegazione biologica dell’apparizione dei gatti dei boschi è che i loro antenati erano molto probabilmente gatti a pelo corto del sud Europa che si diffusero in Norvegia così come nel resto del continente in epoca preistorica. Attraverso la selezione naturale che ha funzionato tenendo conto delle differenti e difficili condizioni climatiche della Norvegia, sono sopravvissuti solo gli individui con pelo fitto e altri adattamenti a questo ambiente rigido. Negli anni trenta, i norvegesi interessati ai gatti cominciarono ad osservare i gatti dei boschi.

D’altra parte, fino all’inizio degli anni settanta, quando si notò che i gatti dei boschi, come effetto della ruralizzazione dell’ambiente selvaggio e delle conseguenti maggiori chances di sopravvivenza dei gatti domestici a pelo corto, erano avviati verso l’estinzione, non fu avviato un serio programma di allevamento. Come si sa, gli accoppiamenti tra gatti a pelo corto e gatti a pelo lungo portano a prole a pelo corto, cosicché, in assenza di fattori come la scarsità di posti freddi che favoriscano il pelo lungo, i gatti a pelo lungo sono destinati a scomparire in tempi brevi. Nel dicembre 1975, allevatori entusiasti fondarono il Norsk Skogkattring (Club dei Gatti delle Foreste Norvegesi), e già nel 1976 la razza fu ufficialmente accettata dalla FIFé, la più grande organizzazione interessata ai gatti in Europa.

Ci si trovava ora davanti a moltissimo lavoro per trovare gli animali adatti all’allevamento, assicurandosi che il pool genetico fosse abbastanza ampio per tenere la razza lontana dai rischi degli accoppiamenti tra consanguinei. Questo lavoro è continuato in Scandinavia fino al 1990, quando si è deciso di smettere di riconoscere nuovi animali provenienti dalle campagne, i cosiddetti novizi.

Tra i pionieri i due più ricordati sono Else Nylund, nome di allevamento “Pan”, e Randi e Arild Grotterød che hanno dato grande contributo alla razza col loro allevamento “Torvmyra”.
La ragione per cui questi due allevamenti sono particolarmente ricordati è che vengono ancora allevati gatti sotto questi nomi, ed è a tutt’oggi praticamente impossibile trovare un gatto nel cui pedigree non ci sia da qualche parte lungo le linee di parentela un antenato che provenga da “Pan” o “Torvmyra”. Altri allevatori, che per una ragione o per l’altra hanno smesso di allevare Norvegesi, ma la cui influenza può essere chiaramente notata nella razza così come ci appare oggi, hanno allevato con i nomi “Colosseum”, “av Baune” e “Pjewiks Forest”.


I pionieri norvegesi furono presto affiancati da allevatori danesi, come Vibeke Poulsen, (”Dovregubben”) e Dortemarie Kaplers (”Guldfakse”). In questo momento nessuno di questi due allevamenti sta producendo Norvegesi. Vibeke Poulsen fu la proprietaria del primissimo Norvegese arrivato in Danimarca, il cui nome era Norwegian Wood’s April Dream, chiamata col nomignolo di “Sidser”. Sidser fu riconosciuta come Gatto delle Foreste Norvegesi in un'esposizione in Danimarca, e morì all’età di 16 anni. Il riconoscimento di Sidser diede inizio a tutto. Parecchi gatti furono importati in un breve lasso di tempo.

I più conosciuti ancora oggi sono tre maschi, piuttosto anzianotti. Il più vecchio, nato nel 1980, fu IC Røde Peer. Dopo di lui arrivò il GIC & EP Torvmyra’s Grand Soltario. Il più amato dei tre fu EC Colosseum’s Gustav Graah, Merito Distinto, nato nel maggio 1981. Questi tre stalloni non sono ovviamente più attivi da molto tempo ma tutti loro hanno grandemente contribuito allo sviluppo della razza in Danimarca e alla sua diffusione in Europa.

 [Tratto dal sito http://www.gattinorvegesi.it/gnit/storia/]

 

 



Associazione Pangea Magis. Sede legale Rapolano Terme (SI), Via dei Goti 16, C.F. 92059930526 - Powered by Sitiwebs.com